mercoledì 17 aprile 2013

Articolo di Don Franco estratto dalla Rivista Solidarietà Internazionale

Non lasciamolo solo




Il Cardinale Bergoglio alle Congregazioni Generali che facevano i Cardinali prima del Conclave ha detto: “Pensando al prossimo Papa: un uomo che attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che l’aiuti a essere la Madre feconda che vive della dolce e confortante gioia dell’Evangelizzazione”. E ancora: “Evangelizzare presuppone nella Chiesa la parresia (l’arte del parlare franco) di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali, quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza della fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria. Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si ammala… crede di avere luce propria e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale… il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa, quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri…”. Questo diceva il Cardinale Bergoglio e i Cardinali lo hanno scelto come Papa. E lui si è detto Francesco, per andare verso le periferie, scegliendo i poveri per vivere il Vangelo fino in fondo.
Una vera svolta della Fede! Siamo finalmente nella verità che attendevamo da tempo! Una Chiesa che esce da se stessa, dalle sicurezze trionfalistiche di possedere la verità, scegliendo invece di andare verso le periferie, scegliendo la sete di giustizia e di amore nella verità, come diceva anche Papa Giovanni XXIII, che voleva aprire il Concilio con la Chiesa dei Poveri. La Chiesa che non è più profetica, come anche il Cardinale Martini ci ha ammonito. Una Chiesa invece che umiliandosi nel cammino di tutte le povertà spirituali e materiali, nelle loro periferie, si fa carico degli uomini.

UNA CHIESA DA RIFORMARE
Papa Francesco ha scelto coerentemente di essere più vescovo che papa, prete parroco oltre che vescovo, uomo semplice tra gli uomini. È quella svolta di cui parlava, nel campo di concentramento, lo stesso Dietrich Bonheffer, di ritrovare cioè la vera Fede nel Dio dell’impotenza che nei deboli cammina avanti a noi, e ci precede nella verità. Una Chiesa che allora non ha paura di sposare le cause degli uomini, di ricercare con gli uomini di buona volontà, una Chiesa che sposa il mondo nella sua sete di giustizia e di amore, predicando e facendo soprattutto Amore come fonte della stessa giustizia.
È per questo che Papa Francesco non può essere lasciato solo. Egli può additare il cammino di questa fede, di questa verità scomoda, può purificare non solo con il suo esempio, ma con la determinazione di cui sarà capace, gli uomini che sceglierà accanto a lui per riformare le strutture della Chiesa. Gli auguriamo di riuscire per quanto ‘male’ si è insediato in essa di strutture di potere (il potere economico persino come lo IOR), ma occorre un cammino di tutti i cristiani verso la speranza.
Allora la Chiesa e la Speranza, quindi la Chiesa e i Giovani. S’impone una Chiesa missionaria che abbracci però lo scandalo della povertà crescente creata dal falso sviluppo, dall’idolo del denaro e del profitto. Da quanti idoli dovremmo uscire! Quanti alti ideali e difficili dovremmo trasmettere ai giovani perché nutrano la loro Speranza, loro che sono capaci di indignarsi ma devono avere anche il coraggio di affrontare i mali. Dobbiamo ricostruire con i popoli della terra la Giustizia Universale con l’apporto di tutti i cristiani, richiamati a essere sale e luce della terra. È questa riforma radicale della Chiesa che “l’uragano Francesco Papa” ci propone.
Questo è il messaggio che ci è trasmesso con forza per portare avanti insieme, comunitariamente, collegialmente, la causa dei poveri. Questo è il tempo anche della disobbedienza a tutti i falsi poteri che da sempre hanno e stanno addormentando le nostre coscienze, nel ritualismo, nel conformismo, nel falso moralismo, nell’integralismo di battaglie estreme e ideologiche, in personalismi di uomini orgogliosi, affatto umili e incapaci di mettersi al servizio dei più deboli, sempre più soli e abbandonati nella società individualistica, che abbiamo creato. La storia cammina veramente, ci saranno pure i nostri limiti e contraddizioni, ma camminando con i poveri si apre veramente il cammino; le opere si fanno, l’umanità risorge, il bene trionfa, i sogni si realizzano. Così i poveri sono allora per noi la fonte della Speranza. Diamoci allora questa certezza per non farci rapire la Speranza. Non lasciamolo quindi solo, la Chiesa siamo anche noi. (fondatore@capodarco.it)