lunedì 27 aprile 2015

AIUTIAMO I PIU’ POVERI

Il Tesoretto
Ebbene sì. Passano gli anni, cambiano gli scenari politici,  ma ogni tanto ricompare qualche parola che speravamo(forse) di avere cancellato dal linguaggio comune e  dall’immaginario collettivo. E invece… Ora tocca alla parola “tesoretto”. Una parola che, del resto, non sembra aver portato sempre fortuna ai governi italiani che ne hanno fatto uso. 

Alcuni tesoretti si sono materializzati nei discorsi pubblici di previsione di qualche governo ma poi sono scomparsi, del tutto o quasi. Ma lasciamo stare e veniamo alla situazione odierna.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, come oramai è ben noto, ha scovato nel bilancio del 2015 un tesoretto (appunto) di 1,6 miliardi di Euro. In queste ore si sprecano le proposte su come utilizzare questo tesoretto.
Prima di effettuare qualsiasi scelta, sarebbe opportuno a mio avviso, come alcuni già hanno proposto, fare una riflessione sull’attuale situazione italiana , sul quadro socio-economico in cui ci troviamo e sulle manchevolezze storiche del sistema Italia in generale.

 Il quadro attuale e il welfare italiano
La situazione attuale europea , e forse soprattutto italiana, dopo la ben nota crisi di cui tutti sappiamo, presenta  un impoverimento di fasce sempre più ampie di popolazione.
L’Istat, in particolare, calcola 6 milioni di poveri in termini di “povertà assoluta” nel 2014 nel nostro Paese.
In Italia tuttavia, a differenza di quanto accade nella maggior parte dei Paesi europei, non esiste un programma stabile di contrasto alla povertà, ossia  un programma  che fornisca risorse alle fasce più indigenti della popolazione(cfr, AAVV, Il Welfare sociale in Italia, Carocci, 2014). Nel corso  degli anni sono state varate alcune misure dallo Stato (vedi la social card) . Tuttavia tali misure, che sicuramente hanno segnato una inversione di tendenza,  hanno anche  sempre lasciato fuori ampie fasce della popolazione.
Quindi la situazione di crisi in Italia, mancando un “ammortizzatore della povertà”, si fa sentire ancora di più sulle quelle fasce della popolazione escluse, o ai margini, del ciclo economico produttivo.
Aggiungo inoltre anche che la ben nota politica degli “ottanta Euro” , sebbene sia stata un’iniziativa indubbiamente meritoria, ha lasciato fuori proprio le classi sociali meno abbienti.

Come usare il “Tesoretto”
Ecco perché  il miliardo e seicento milioni previsto dal Governo non può non essere utilizzato per varare un Piano Nazionale  di lotta alla povertà. Garantire un “reddito minimo(o chiamiamolo in modo diverso se preferite!)alle fasce più deboli.
E qui ci si divide nel dibattito. Meglio dare un bonus o meglio attivare un vero e proprio piano di lotta alla povertà?
Non un bonus ovviamente, ossia un una tantum, ma un vero Piano di lotta alla povertà, anche se limitato in questo momento, ma che dia un sostegno alle persone che si trovano in situazione di maggiore indigenza e introduca in Italia un cambiamento di politiche complessive in merito alla lotta alla povertà
Per concludere aggiungerei due elementi:
1.Varare  una vera politica dei controlli, altrimenti anche molte di queste risorse finiranno nelle mani dei furbi(falsi poveri!).
2. A chi viene riconosciuto il reddito minimo va anche chiesto qualcosa. Ad esempio, un impegno di carattere sociale a favore della Comunità ( Welfare della restituzione).

Luigi Politano