lunedì 22 giugno 2015

Comunicato di Don Franco alle Redazioni dei Giornali



Sono il Fondatore della Comunità di Capodarco. Con umiltà, ma anche con giusta pressione chiedo
ai direttori dei vari giornali che la mia lettera venga pubblicata.




Rischia di essere troppo grande l’immagine negativa che può risaltare dalle ultime notizie di stampa sulla nostra realtà di Capodarco, su alcuni suoi uomini, per cui non posso non intervenire non solo a difesa dei miei collaboratori, ma per far risaltare il grande valore sociale che la Comunità di Capodarco ha avuto ed ha per la sua storia.

Tale storia deve oggi continuare per i problemi sociali grandi da affrontare, da noi che siamo sempre in frontiera e quindi con i nostri uomini. Essi, nelle loro scelte personali molto forti perché in comunione profonda di vita con le persone più deboli come i disabili fisici, coi quali abbiamo cominciato a lavorare nel lontano 1966 hanno sempre dato il meglio di sé su tutte le frontiere del sociale e qualcuno anche del politico.

Ho sempre sostenuto il loro protagonismo, misurandolo con il dettato dello statuto della nostraComunità che vuole l’appartenenza di tutti, al di là delle varie partenze ideologiche di ciascuno, al “servizio dell’Uomo”.

E lungo la storia nei risultati del nostro lavoro che abbiamo apportato alla società, lungo il percorso accidentato di questi anni, in cui al di là del fulgore del decennio che va dal 1968 al 1978 che  abbiamo vissuto alla grande da protagonisti – fummo propulsori di leggi quali la 118/1971 sulla riabilitazione, la legge 772/1972 sull’obiezione di coscienza, la 517/1977 sull’integrazione scolastica – purtroppo negli ultimi anni abbiamo dovuto solo resistere, nel blocco prima e nel ritorno indietro del welfare sociale.

Abbiamo resistito nei vari territori in cui siamo presenti in 10 Regioni, secondo la forza delle nostre varie comunità. Esemplare, cito una tra le tante, la nostra Comunità Progetto Sud di Lamezia, portata avanti dal nostro don Giacomo Panizza, comunità grandiosa per la sua resistenza in un territorio difficile e per il suo saper fare “comunità sul territorio”.
Resistenza grande per tutti noi in questo sfascio di società che ci contraddistingue, dove il sociale è stato annullato dall’economico e dal politico corrotto, e si rischia così la disumanizzazione totale della nostra società.

Così a Roma, dove la nostra spinta comunitaria, venendo da Capodarco di Fermo nelle Marche è stata primaria (dal 1970 siamo presenti a Roma), nel nostro fare comunità del territorio, il nostro lavoro nonostante tutto è stato meraviglioso. Non possiamo non dirlo per i risultati: più di mille disabili mentali inseriti nel lavoro, come veri lavoratori, attraverso il nostro servizio di formazione e di impiego; tante famiglie realizzate nei territori, i centri sociali di Tor Bella Monaca e di Spinaceto (ora chiuso) e il Laurentino. Le cooperative integrate dell’elettronica durata dal 1975 al 2004, della Capodarco Ceramica, che ora è il Gruppo DARCO, il cui presidente è Maurizio Marotta, che col servizio di recup dà lavoro a 700 disabili.

Le nostre realtà di frontiera hanno dovuto purtroppo confrontarsi con i limiti di una visione corta della politica dei partiti che ci hanno guidato e degli uomini del governo, che purtroppo non hanno mai saputo capire sino in fondo e proteggere il valore del Terzo Settore. Per cui nella Comunità di Roma oggi abbiamo una situazione finanziaria difficile per l’abbandono delle politiche sociali e per un prevalere burocratico del sanitario, senza più spinta di integrazione sociale.

Ma noi, per la forza ideale di cui siamo dotati abbiamo seguitato ad osare. Dal 2004-2005 non più presidente della Comunità di Roma mi sono dedicato ad una realtà di frontiera su cui la società italiana sarà messa alla prova a breve: perché sarà emergenza! Il famoso ed angosciante problema del “dopo di noi” che hanno i genitori di figli disabili …

Sto lavorando presso la Cooperativa Agricoltura Capodarco ai Castelli Romani per vivere esemplarmente qui tale problema. Così ci stiamo aprendo alla grande realtà dell’Agricoltura Sociale, alle Fattorie sociali che possono nascere per affrontare tale problema.

E’ Augusto Battaglia che sta affrontando la realtà finanziaria difficile della Comunità di Roma: egli, Capodarchiano dal lontano 1969, uomo che da vero politico ha sempre vissuto per la disabilità, promotore nel 1999 della legge 68 sul collocamento mirato dei disabili, si è assunto la responsabilità, da poco tempo, del risanamento ma anche del rilancio degli ideali. Siamo in profonda sintonia di lavoro per quello che dai Castelli Romani, come modello, cercheremo di fare a Roma sul dopo di noi. Soprattutto con la viva partecipazione delle famiglie che vogliamo coinvolgere con il “prima del dopo”. Ma è anche coi giovani che possono farsi tutors di questo processo, con tutto lo sviluppo dell’economia sociale per la imprenditorialità giovanile che lavoreremo.

Siamo tutti tesi a tali prospettive, e se l’Europa nei suoi Piani di Sviluppo e di lotta alla povertà lavorerà per l’inclusione lavorativa anche dei disabili, Capodarco è disponibile coi suoi uomini migliori a far fare questo cammino alla società. Cammino dal basso della partecipazione della gente, degli enti locali, persino del profit, ma soprattutto con il protagonismo onesto, valente ed appassionato degli uomini di cui Capodarco vanta l’appartenenza.

Voglio concludere con una visione di fondo. La Comunità di Capodarco partì nel 1966 coi disabili fisici. Ad essi si aggiunsero i giovani del ’68 “minore”, quello del servizio civile possibile, e si produssero tante cose. Oggi come grande problema sociale bisogna ripartire dai giovani, oggi disoccupati e depressi, senza speranza, per i loro progetti di vita, in cui si devono però coinvolgere, mettendosi a servizio di un nuovo welfare per i disabili. Un nuovo welfare dove la legalità del Terzo Settore sia difesa ad oltranza dai giovani ed imposta alle istituzioni come dignità del lavoro sociale, senza più corruzione di sorta.

Su questo rilancio della Comunità di Roma coi giovani e per i giovani è la grande scommessa non solo per Capodarco, ma per tutta la società – se vuole rinnovarsi – e noi vogliamo essere della partita.

Don Franco Monterubbianesi
Fondatore della Comunità di Capodarco