lunedì 17 ottobre 2016

Pubblichiamo dell'amico Fabio Mollicone


Un esempio di buona amministrazione

«Non è stata una “passeggiata”, ma siamo riusciti a seguire circa 290 richieste di assistenza per studenti con disabilità o con DSA, ognuno dei quali ha potuto eseguire i test alla pari degli altri, senza disparità di trattamento». La testimonianza di Fabio Mollicone dell’Università La Sapienza di Roma, riguardante le prove di ammissione all’Ateneo, costituisce decisamente un esempio di buona amministrazione, incoraggiante anche alla luce di ben altre testimonianze, di segno del tutto negativo, come quella recentemente prodotta da Stefano Asaro sul quotidiano «la Repubblica»


Nelle ultime settimane ho potuto assistere sia a grandi testimonianze fornite da persone con disabilità – ad esempio nel contesto delle Paralimpiadi – che ad esperienze negative, legate principalmente ai molti ostacoli fisici e di altra natura cui quotidianamente i disabili stessi debbono far fronte.
Roma, ad esempio, è stata al centro del racconto, pubblicato da <<la Repubblica>>, di Stefano Asaro, tetraplegico atleta di rugby. È il racconto di un’odissea quotidiana fatta di soprusi, ignoranza, maleducazione, degrado, inciviltà. Tanta rabbia, tanta sofferenza, ma anche una grande forza per difendere i suoi diritti di persona, persona autonoma anche se disabile.

Stefano dice: «La verità è che non esiste un pensiero sulle persone disabili, c’è pietà o indifferenza.  Invece ciò di cui abbiamo bisogno sono normalità ed eguaglianza». Penso abbia ragione. Ma desidero anche pensare positivo e portare la nostra esperienza, che spero possa dare un contributo utile a tutti, soprattutto alle Amministrazioni Pubbliche e a chi ha il potere per agire verso una vera inclusione.
Nel mese di settembre, l’Università La Sapienza di Roma è stata protagonista di giornate dedicate alle prove di accesso per gli studenti che desiderano iniziare la carriera universitaria. Ebbene, siamo riusciti a seguire circa 290 richieste di assistenza per studenti con disabilità o con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e a quasi tutti abbiamo messo a disposizione un’aula dedicata e tutte le strumentazioni indispensabili consentite dalle leggi.

Ogni studente ha potuto alla pari degli altri eseguire i test senza disparità di trattamento: ad alcuni è stato affiancato uno studente tutor, ad altri abbiamo messo a disposizione videoingranditori digitali o calcolatrici non scientifiche. Tutti sono stati seguiti personalmente anche nelle pratiche amministrative e di orientamento. E per tre studenti ricoverati nel Reparto di Ematologia del Policlinico, abbiamo – grazie a una collaborazione delle varie strutture – predisposto una aula dedicata presso lo stesso Policlinico.

Abbiamo assistito studenti sordi, ciechi, con handicap motorio, con SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e con patologie oncologiche, cercando di dare loro tutti gli elementi per essere in condizioni paritarie con gli altri studenti. E tutti sono riusciti alla pari degli altri a concludere i test.

È vero, mentirei se affermassi che è stata una “passeggiata”, una cosa da poter definire “normale”, poiché forse, senza la grande disponibilità e il senso di responsabilità di tutti i soggetti dell’Amministrazione che hanno partecipato, tale operazione non si sarebbe realizzata in maniera piena e positiva.
Molto ancora nel nostro àmbito dobbiamo realizzare, a partire da una grande opera di eliminazione delle barriere architettoniche ancora esistenti, ma questo esempio di un’Aministrazione Pubblica che rende un servizio di utilità e di civiltà verso i nostri cittadini può forse rendere meno amara la sfida quotidiana di Stefano Asaro e di tutti quelli come lui che combattono questa battaglia contro l’indifferenza e la negligenza: in questo caso è vero quel che dice Stefano: «La rabbia non serve, fa male, Torniamo a casa, la battaglia per i diritti delle persone disabili è ancora lunga».

Ho anche notato con soddisfazione che Stefano, oltre che essere atleta, è formatore di professione: egli aiuta le persone verso l’autosufficienza. Lo invitiamo allora nella sua Università, quella in cui ha svolto i suoi studi e si è laureato, per un incontro che possa tirare fuori il meglio dai nostri studenti e aiutarli nel loro cammino universitario e – ancor prima – di vita. E magari invitiamo anche Jovanotti, che ha ripreso la sua lettera con parole molte significative!