domenica 29 luglio 2018

AliMentali un volo DisAbile - Trani


Alla Compagnia Butterfly il Premio "EMOZIONE" 

come spettacolo più emozionante del
festival e candidati a quattro nomination; motivazione del premio -
 :" Per aver coinvolto il pubblico coniugando emozioni,
contenuti e storie e cogliendo le emergenze più attuali in modo onirico
e emozionale "







lunedì 9 luglio 2018

Lettera Aperta Mons. Bettazzi al Presidente del Consiglio


Lettera aperta di Mons. Bettazzi all’On. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, pubblicata il 3 luglio 2018 su Primo Piano


Scrivo questa lettera sul tema scottante degli immigrati (e la scrivo da un edificio diocesano che ne ospita). Lo faccio non  come antica autorità religiosa al Presidente di un Governo “laico” (anche se un autorevole membro del Suo Governo ha sbandierato, sia pure in campagna elettorale, simboli apertamente religiosi, anzi cristiani, quindi compromettenti) soprattutto dopo i costanti, appassionati appelli di Papa Francesco e le autorevoli istanze dei responsabili della CEI.



Lo faccio come cittadino dell’Italia che, nella Costituzione, garantisce il diritto d’asilo a quanti, nel loro paese, sono impediti di esercitare le libertà democratiche; lo faccio come cittadino dell’Europa che, nella Carta dei diritti fondamentali, afferma: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.



Ci siamo resi conto che Lei, al recente vertice Ue, ha fatto sentire fortemente la voce dell’Italia; ma siamo stati delusi dalla sordità della maggioranza dei rappresentanti dell’Europa (me lo lasci notare, anche delle nazioni tradizionalmente più “cristiane”) e dell’incapacità dell’insieme di mantenere le tradizioni “umane” del nostro Continente e dell’ispirazione iniziale della sua unità. Mi lasci dire che siamo - parlo di tanti di cui ho colto il pensiero - altrettanto delusi che, nella difficoltà di ottenere consensi più ampi, l’Italia rimanga su posizioni di chiusura, forse (ma solo “forse” se guardiamo al nostro passato coloniale o ci proiettiamo sul nostro futuro demografico) comprensibili sul piano della contrattazione, non su quello del riferimento a vite umane.



Siamo tanti a non volerci sentire responsabili di navi bloccate e di porti chiusi, mentre ci sentiamo corresponsabili di Governi che, dopo avere sfruttato quei Paesi e continuando a vendere loro armi, poi reagiscono se si fugge da quelle guerre e da quelle povertà; non vogliamo vedere questo Mediterraneo testimone e tomba di una sorta di genocidio, di cui diventiamo tutti in qualche modo responsabili.



Non ignoriamo che i problemi sono immensi, dai rapporti con Paesi che noi - Europa tutta - abbiamo contribuito a divenire ciò che essi spesso sono (costruttori di lager e tutori di brigantaggi), a quelli con i Paesi di partenza degli immigrati (con cui già i Governi precedenti avevano progettato iniziative, sempre fermate al livello di progetti).



Vorremmo davvero che l’Italia, consapevole della sua tradizione di umanità (prima romana, poi cristiana) non accettasse di divenire corresponsabile di una tragedia, che la storia ha affidato al nostro tempo e da cui non possiamo evadere.



Al di là di un’incomprensibile indifferenza o di un discutibile privilegio (“prima gli italiani” - quali italiani? - o “prima l’umanità”?!), credo che, nell’interesse della pace, aspirazione di ogni persona e di ogni popolo, l’Italia possa e debba essere - per sé e per tutta l’Europa - pioniera di accoglienza, controllata sì, ma generosa.



Con ogni augurio e molta solidarietà.



Albiano d’Ivrea, 2 luglio 2018 + Luigi Bettazzi - Vescovo emerito di Ivrea

domenica 24 giugno 2018

Agricoltura sociale - risorsa del paese

Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Rete Fattorie Sociali, AGCI, CNCA, Capodarco e Legambiente hanno scritto una lettera al ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio per sollecitare la sua attenzione sull’Agricoltura Sociale, che rappresenta un'’importante risorsa per l’Italia sia in termini occupazionali che di produzioni agricole di qualità e di welfare territoriale.

agricoltura sociale risorsa del paese
Roma, 22 giu. (askanews) –


L’agricoltura sociale “è una risorsa del paese”. Lo affermano Confagricoltura, Cia, Copagri, Forum nazionale agricoltura sociale, Rete fattorie sociali, Agci, Cnca, Capodarco e Legambiente in una lettera al ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio per sollecitare la sua attenzione sull’agricoltura sociale, “che rappresenta un’importante risorsa per l’Italia sia in termini occupazionali che di produzioni agricole di qualità e di welfare territoriale”. Le organizzazioni agricole “ricordano i dati di una recente indagine conoscitiva del Crea che confermano come negli ultimi cinque anni si sia assistito a una forte crescita del settore, con investimenti per oltre 21 milioni di euro e attività di inserimento socio-lavorativo finalizzato nel 71% dei casi alle fasce più deboli della popolazione, dai disabili ai disoccupati con disagio, dai detenuti agli immigrati”. Con la legge 141 del 2015 “si è dato vita a un osservatorio nazionale sull’agricoltura sociale che ha svolto con dedizione un lavoro finalizzato a sviluppare reti di rapporti solidi, responsabili e duraturi, finalizzati a creare un processo costruttivo e di crescita, grazie anche al valore delle esperienze del territorio. Purtroppo i tempi lunghi della politica non hanno consentito, nella fase finale della scorsa legislatura, di procedere all’emanazione dei decreti attuativi della legge. Sarebbe dunque importante che i decreti attuativi venissero firmati il prima possibile”. Gli agricoltori chiedono inoltre a Centinaio di “riprendere il dialogo con l’osservatorio e di tenere alta l’attenzione sul settore, in modo da permettere la stesura delle linee guida e valutare l’opportunità dell’istituzione di un marchio nazionale, per far conoscere e valorizzare le produzioni delle imprese agricole che lavorano in questo ambito, in rete con gli altri attori territoriali, sviluppando la coscienza sociale e la crescita sostenibile e inclusiva dell’agricoltura”.

giovedì 7 giugno 2018

Ricordo di Pierre Carniti


La morte di Pierre Carniti mi riempie di dolore e di emozioni. La perdita di una persona che sino all’ultimo respiro ci ha richiamati alle nostre coerenze ci lascia disorientati e più soli.


Si affollano, in questo momento, i ricordi personali e collettivi di una persona straordinaria, di un’epoca tumultosa e viva, di un’esperienza che ha segnato la vita di molti. L’intelligenza e l’acutezza, la tenacia e il coraggio, la forza e la semplicità, sono solo alcune delle caratteristiche dell’uomo che ha guidato il sindacato italiano in anni complessi, difficili, ma decisivi per il riscatto sociale ed economico, per i diritti e la dignità di milioni di lavoratori.


Lucido al limite della freddezza, ma sempre intriso di speranza e di voglia di futuro; indagatore spietato degli errori altrui e nostri, ma instancabile ed esigente stimolatore di ricerca delle soluzioni che migliorassero le condizioni di vita della gente, Pierre ha trascinato molti giovani, ragazzi quali eravamo, all’impegno sociale e alla passione civica, all’entusiasmo di sentirsi parte attiva, protagonisti di un destino.


Chi, come me, ha avuto la fortuna, da giovane, di lavorare al suo fianco (in quella FLM di corso Trieste, dove ci giudavano, con lui, Trentin e Benvenuto) e di seguirlo poi negli anni successivi, sino alla recente celebrazione dei suoi ottan’anni; chi, come le migliaia di sindacalisti, di delegati e militanti; chi come i milioni di persone che hanno vissuto la storia dell’emancipazione del lavoro, pensando a Carniti, ai suoi caldi interventi pubblici, al suo stile sobrio e deciso di dirigere le organizzazioni, sa esattamente quale sia davvero il significato più autentico della parola leader, così abusata e così scarsamente impersonificata.


Grazie Pierre per quello che sei stato e per quello che ci hai dato.