mercoledì 11 dicembre 2013

Promuovere l'imprenditorialità sociale: tra opportunità di sviluppo economico e nuovo welfare











Nel corso del primo workshop sull’imprenditorialità  sociale, svoltosi lo scorso 5 dicembre presso la Camera dei Deputati, alla presenza del Direttore Generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Danilo Giovanni Festa (Video), è stata presentata ufficialmente la Rete per l’Economia e l’Imprenditorialità Sociale – REIS – (Video) la quale si propone di diventare  luogo di incontro e confronto tra istituzioni pubbliche, studiosi e imprenditori sociali, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di esperienze di imprenditorialità sociale nel nostro paese.

Oggi si parla di sociale con particolare attenzione al tema dell’imprenditorialità. E’ sempre più crescente infatti, anche a livello internazionale, la consapevolezza di quanto sia necessario, in un mondo ormai interamente globalizzato,  riformare sistema economico e sistema di welfare per coniugarli verso obiettivi di interesse generale allo scopo di creare, simultaneamente, valore sociale e valore economico. 

In particolare se vogliamo veramente proporre soluzioni innovative per uscire dalla crisi, nel nostro Paese, questi due mondi tradizionalmente opposti possono e devono necessariamente incontrarsi e contaminarsi in un nuovo modello di sviluppo.

Come sostiene Augusto Battaglia, (Video) coordinatore della REIS,  è necessario quindi tradurre immediatamente queste strategie in politiche attive sia per rispondere ai dati drammatici della crisi che a funzionare da volano per far ripartire lo sviluppo da un nuovo modo di fare impresa. 

L’economia sociale non solo può rappresentare una grande occasione per i giovani, le donne, le cui percentuali di disoccupazione hanno toccato record negativi drammatici, dunque risposta all’impoverimento crescente diffuso delle famiglie e all’emarginazione ulteriore in cui sono state confinate ormai da tempo le categorie svantaggiate, in particolare i disabili, gli stranieri e i Rom. 

Di fatto l’economia sociale è una possibilità di sviluppo strategico anche in termini di sostenibilità, il cui forte impatto in alcuni settori chiave del nostro paese, al momento relegati in secondo piano, produrrebbe a catena quegli “incoraggiamenti” necessari  a facilitare l’espressione di tutto il loro potenziale effettivo, e a funzionare quindi da start up per tutto il sistema. 

Naturalmente questa strategia deve crescere insieme al territorio che va rivalorizzato e anche protetto, e  l’economia sociale, che è fortemente legata al territorio, può e deve giocare un ruolo decisivo.
La cultura e i beni culturali per esempio, così come i settori legati all’agricoltura biologica, il potenziamento del made in Italy manifatturiero, la tutela dell’ambiente e il campo delle tecnologie insieme alla ricerca e all’innovazione, non sono solamente uno slogan simbolicamente sintetizzato nel termine green/new economy: sono qualcosa di più. 

L’insieme di tutte queste energie possono  e devono fare sistema. Ecco la novità. 

Quindi economia sociale non solo welfare ma anche welfare

Basti pensare al ruolo importante della cooperazione sociale e integrata, come  evidenziato dai contributi di Maurizio Marotta, (Video) presidente del COIN Cooperative Sociali Integrate e Carlo De Angelis (Video) del Consorzio Alberto Bastiani. 
Quindi il Terzo settore va sostenuto e incoraggiato con forti investimenti, vedi la recente dichiarazione del presidente della Camera Laura Boldrini.
  
Può essere quindi l’impresa sociale uno strumento legato agli obiettivi, per esempio, individuati nella strategia di Lisbona? 
Noi pensiamo di si, confermano gli esponenti della REIS.

Ma per fare questo è necessario attivare un rilancio di queste tematiche rinnovando la normativa vigente - legge 118 e D.L.155 del 2005. Pur essendo stati i primi in Europa ad avere una legge sull’imprenditoria sociale, ha dichiarato nel corso dei lavori Denita Cepiku,(Video) Coordinatrice REIS del Dipartimento IGF – Impresa Governo Filosofia dell’Università di Tor Vergata, bisogna apportare un aggiornamento rispetto alle esigenze attuali. 
Ma da sola la nuova legge che si sta proponendo di approvare, non basta. In parallelo alla proposta della nuova normativa, promossa dal parlamentare Luigi Bobba (Video) , attualmente membro della Commissione Bilancio, servono contributi e l’attivazione di vari soggetti: di chi fa impresa, di chi fa innovazione sul campo e degli operatori sociali insieme alla ricerca, l’Università. Ecco perché abbiamo deciso di attivare una rete: la prima rete dell’Impresa e dell’economia sociale in Italia.

Quindi il compito di questa Rete sostanzialmente è di intraprendere un duplice percorso, interconnesso, orientato da una parte nel creare un ambiente normativo favorevole all’impresa sociale, dall’altra favorire e promuovere esperienze di imprenditorialità sociali nel territorio, aspetto sul quale si sono concentrati gli interventi di Paolo Masini (Video) , Assessore ai Lavori Pubblici e alle Periferie del Comune di Roma e di di Maurizio Saggion Direttore della Fondazione Roma Solidale

In pratica, sostiene il prof Filippo Giordano dell’Università Bocconi (Video) , la precedente legge sull’impresa sociale purtroppo ha messo troppi paletti: oggi si tratta di aprire l’orizzonte, anzi di rompere il muro.

Secondo i dati ISTAT emerge per esempio che tra i soggetti del no – profit hanno impatto economico solo le associazioni riconosciute quando invece quelle non riconosciute sono la stragrande maggioranza. In realtà l’impresa sociale non è stata mai coniugata in precedenza. 

Fare impresa significa: rischio, creazione di valore economico essere autosostenibile

Nell’immaginario collettivo purtroppo è diffusa l’idea che il no-profit produce solo valore sociale e non economico. Cambiare questo paradigma culturale significa fare una vera e propria rivoluzione. Un cambiamento che deve investire anche il sociale stesso: non solo servizi alla persona ma anche cultura e territorio. Impresa sociale quindi che si preoccupa di creare valore economico ma anche impatto sociale e ambientale nonché promozione dell’inclusione. 

Tutto ciò è Impresa Sociale.

Tradizionalmente il sociale ha visto due attori: la pubblica amministrazione e le aziende no-profit.

Oggi questo quadro non è più sostenibile: il pubblico non è più il soggetto principale nell’erogazione di risorse perché ne detiene sempre meno. Quindi è necessario attirare nuove imprese e nuovi intermediari finanziari che complessivamente siano in grado di “aggredire” i problemi. Inoltre non bisogna dimenticare che c’è un altro attore importane: la comunità, cioè noi. E’ necessario incidere sui comportamenti della collettività, partendo dalle nuove generazioni con forti investimenti nell’educazione e nella formazione. Diffondere una nuova pedagogia della responsabilità.

Siamo pronti in Italia a tutto ciò? Forse non ancora del tutto.

Creare un ambiente favorevole a questi progetti significa cambiare radicalmente il nostro sistema. Per esempio la riduzione delle risorse e i tagli così come li abbiamo visti non portano a niente. La Revisione di Spesa in Italia, ossessionata dai risultati finanziari di breve periodo ha trascurato completamente la valutazione sull’impatto sociale nel rapporto tra riduzione delle risorse e povertà.

L’impresa sociale quindi può essere un modello innovativo: perché impresa e perché sociale.
Il cambiamento di sistema parte proprio da qui.
 La legislazione precedente  non ha funzionato: pone vincoli e non disegna sviluppo.

Creare un ambiente normativo favorevole è il primo passo prima di effettuare una nuova legge, anzi bisogna fare di più: i due percorsi debbono viaggiare insieme, e speriamo velocemente se il nuovo Disegno sarà recepito all’interno del DL del Fare 2.

(Conclusioni Battaglia Cepiku - Video)


Rocco Luigi Mangiavillano